In tutta Italia, Regioni e Comuni possiedono migliaia di immobili inutilizzati o lasciati al degrado: alloggi popolari vuoti, ex caserme, scuole dismesse, palazzi pubblici abbandonati.
A fronte di questo enorme patrimonio non valorizzato, cresce l’emergenza abitativa, soprattutto per giovani, famiglie in difficoltà, studenti, lavoratori a basso reddito.
L’approccio assistenzialista ha fallito: servono nuove politiche che premino l’efficienza, l’impresa sociale, la collaborazione pubblico-privato. Con un taglio riformista e liberale, Scelta Libera propone il progetto Casa Attiva.
Obiettivi
- Recuperare immobili pubblici inutilizzati o degradati;
- Offrire alloggi accessibili a chi ne ha davvero bisogno (ma vuole ripartire);
- Rendere sostenibile e duraturo il modello abitativo attraverso partenariati e nuove forme di gestione;
- Ridurre sprechi e costi della pubblica amministrazione.
Le 5 azioni chiave del progetto “Casa Attiva”
1. Mappatura trasparente del patrimonio immobiliare pubblico
- Ogni Regione e Comune dovrà realizzare un catasto digitale degli immobili abbandonati o sottoutilizzati, accessibile online.
- Entro 12 mesi, gli enti dovranno classificare: stato dell’immobile, valore, vincoli, costi di recupero.
2. Piattaforma unica per il riuso: “Casa Attiva”
- Viene istituita una piattaforma digitale nazionale in cui Comuni e Regioni inseriscono gli immobili disponibili per recupero.
- Privati, cooperative, imprese sociali e start-up potranno presentare progetti di rigenerazione, tramite bandi semplificati.
- I progetti selezionati avranno canone simbolico per 20 anni e obbligo di restauro, gestione e destinazione abitativa sociale.
3. Incentivi fiscali e premialità amministrative
- Credito d’imposta fino al 65% sulle spese sostenute per il recupero.
- Iter autorizzativo semplificato e tempi certi (max 90 giorni).
- Premialità urbanistica per chi integra spazi abitativi con coworking, servizi condivisi o housing temporaneo.
4. Modello di co-gestione pubblico-privato
- Gli immobili rigenerati potranno essere co-gestiti tramite fondazioni miste o consorzi locali, con presenza di Comuni, terzo settore e imprenditoria giovanile.
- Le quote di locazione saranno calmierate e proporzionate al reddito, ma inserite in un sistema a scadenza (no sussidi a vita).
5. Riutilizzo come leva occupazionale
- I progetti di recupero dovranno coinvolgere professionalità locali (artigiani, imprese edili, architetti, giovani tecnici).
- Corsi brevi finanziati dai fondi regionali per la formazione professionale potranno essere collegati ai cantieri di rigenerazione.
Vantaggi del modello “Casa Attiva”
- Trasformare un costo passivo in valore attivo per la comunità;
- Ridurre il degrado urbano e prevenire insicurezza e illegalità;
- Promuovere l’autonomia delle persone, non la dipendenza;
- Tagliare la burocrazia e ridare centralità ai Comuni virtuosi;
- Attivare investimenti privati su base meritocratica.
L’emergenza abitativa non si combatte con nuovi alloggi da costruire, ma con quelli già esistenti e lasciati morire. Il patrimonio c’è, le competenze pure: servono regole chiare, trasparenza, incentivi e libertà d’azione.
Casa Attiva è un progetto che fa bene all’economia, alle città e alla dignità delle persone. Non case popolari per sempre, ma abitazioni per ripartire.