L’epoca in cui siamo (stati) precipitati, rimanendo incastrati nelle sue maglie che si stringono sempre più ad ogni tentativo di liberarsi, ha accentuato disuguaglianze sociali già presenti portandole ad un eccesso non più sostenibile. Stiamo assistendo da troppo tempo, con una accelerazione imponente in questi ultimi due anni, ad una biforcazione estrema tra ricchi (pochi e sempre più ricchi) e poveri (tanti, troppi, e sempre più poveri) con assottigliamento e progressiva sparizione della classe media, quella classe borghese che ai tempi del boom economico conobbe diritti e possibilità di crescita oggi in via di erosione.
Diritti, libertà e valori sociali oltre che civili conquistati in decenni di lotta e crescita (innanzitutto di consapevolezza e partecipazione) stanno declinando, all’apparenza con il benestare, inconsapevole, delle stesse persone che ne vengono private, quel popolo che (forse) ha dimenticato di essere sovrano. Una drammatica crisi sociale e civile che probabilmente affonda le proprie radici in una crisi di coscienza profonda e profondamente ignorata negli ultimi decenni scivolati dentro una erronea ed illusoria convinzione che quanto conquistato dai nostri Padri fosse stato conquistato per sempre.
Eppure, Piero Calamandrei ci aveva avvisati ed ammoniti: “Sulla libertà bisogna vigilare, vigilare!“.
Perché la libertà è alla base, e il motore, di ciò che siamo, è quella nostra dignità tutelata dalla Costituzione. Darla per scontata equivale ad abbandonarla abbandonando la nostra società in mano ad oligarchi affaristi. Una crisi profonda, dunque, in ogni settore. È in crisi il mondo per come lo conosciamo. Ma la crisi – e qui ci piace citare Einstein e non i premier che si sono avvicendati negli ultimi tempi – è un’opportunità. Non per liquidare il nostro cuore pulsante fatto di micro/piccole/medie imprese (come asserito/auspicato da Presenti del Consiglio dei Ministri non eletti), bensì per fermarci, analizzare con occhio lucido ciò che non funziona nell’ approccio ad oggi posto in essere, intervenire per correggere gli errori e puntare ad un futuro migliore per una società davvero equa.
E viva.
Per costruire un mondo migliore occorre osservare alla realtà senza fare sconti e al contempo avere lo sguardo visionario di chi sa guardare oltre e rendere possibile ciò che agli altri appare impossibile. E la storia dell’umanità ci insegna che questo approccio, pur se inizialmente denigrato deriso combattuto, alla fine ha sempre vinto. Consentendo un passo in più nella nostra evoluzione personale e collettiva. Oggi siamo arrivati al punto che è imprescindibile un cambio di rotta per un nuovo percorso dove, non solo uno sviluppo sostenibile e una transizione ecologica lascino fuori disuguaglianze, povertà e ingiustizia, ma è necessario creare una nuova politica economica soprattutto e non personalistica, ma una politica con una sua autonoma capacità di rappresentanza di ogni singolo cittadino, per rifondare i principi cardinali dei diritti costituzionali e autonomistici.